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Facebook Rosa. Migliaia di Pc infetti. Come difendersi

Author: Gaetano Fusco // Category: , ,
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Atternzione alla versione 'donna' del social network. Da alcuni giorni circola un'applicazione che consente di cambiare colore al proprio Facebook. Tante ragazze ci sono cascate, e hanno infettato con un virus il proprio computer. A questo proposito è intervenuta anche la polizia postale, che sul proprio sito ha pubblicato il seguente comunicato:

"In queste ultime ore, su Facebook, si sta diffondendo una applicazione denominata “Facebook-rosa” che consentirebbe di sostituire il vecchio tema blu con uno nuovo di color rosa. Cliccando sull’icona dell’applicazione l’utente è reindirizzato verso una pagina esterna al social network; a questo punto selezionando il comando “mi piace”, riportato sull’icona, viene installato un codice malevolo".

Questo il link

CONSIGLI Diffidare non cliccare sull’icona in questione, rimuovere dalla propria bacheca l’icona “Facebook Rosa” e aggiornare il proprio antivirus.
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Alternativa a Megavideo e Megaupload.

Author: Gaetano Fusco // Category: , ,

E’ il 19 gennaio 2012 quando l’FBI in accordo con il Dipartimento di Giustizia americano chiude Megaupload e Mediavideo; Kim Schmitz rischia fino a 50 anni di carcere. Lui ed altri tre suoi collaboratori si trovavano in Nuova Zelanda quando vengono arrestati dall’FBI con l’accusa di violazione dei diritti di copyright per circa 500 milioni di dollari americani. Il motivo ufficiale del sequestro è la violazione dei diritti d’autore (copyright) e pirateria.

Propietaria dei siti era la Megaupload-Limited, una società con sede ad Hong Kong con più di 150 milioni di utenti registrati e 50 milioni di visitatori al giorno, ossia il 4% complessivo di tutto il traffico di Internet.

I siti in streaming e di condivisione che registrano tali cifre si contano in una sola mano. Ecco comunque alcune valide alternative su cui caricare i nostri filmati

- www.VideoBB.com – Si può cercare un video
- www.Videoweed.com – Nessun limite di tempo
- www.VideoZer.com – Veramente valido
- www.Novamov.com – Solo 300Mb
- www.stagero.eu – Puoi guadagnare condividendo
- www.filmcompleto.com – Link a siti web

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Ecco perché il 90% dei colleghi musicisti trova pochi soldi sui rendiconti semestrali SIAE

Author: Gaetano Fusco // Category: ,
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Molti colleghi musicisti,(Fabio Barraco e Rio Tommasino), iscritti alla SIAE, mi chiedono perché prima guadagnavamo poco e adesso guadagnano ancora meno in diritti d’autore sebbene abbiano una discreta attività concertistica.
Vediamo di fare luce su questo problema.
Intanto stiamo parlando di piccoli autori, musicisti che hanno un piccolo gruppo e suonano nei pub, nelle piazze e le cui maggiori entrate derivano dai concertini. Il concertino, per la SIAE, differisce dal concerto perché si svolge in luoghi non deputati in origine allo svolgimento di eventi live, come bar, birrerie, stabilimenti balneari, circoli culturali,Villaggi ecc… Fino a qualche anno fa il principale motivo per il quale non s’incassavano i diritti sulle serate era la superficialità con la quale si compilava il “Programma musicale SIAE(in gergo “borderò”).
Ancora incontro musicisti sbalorditi quando spiego loro che nella compilazione del borderò bisogna inserire correttamente sia il compositore sia il titolo di tutti i pezzi suonati, facendo attenzione nel segnare una sola lettera per casella, altrimenti il documento verrà annullato e non conteggiato nelle ripartizioni per i diritti d’autore.
Addirittura mi è capitato in un Villaggio Turistico, dove la proprietà mi consegnava i borderò gia compilati, con i dati personali della struttura. Tutti sfalsati cioè fuori i margini (quadratini borderò). È necessario compilare precisamente il borderò perché esso passa attraverso un computer che scarta quelli compilati in modo scorretto, basta anche una piccola virgola, un apostrofo, una lettera fuori posto. Ebbene sì, se si sbaglia il nome dell’autore o un titolo, se si esce poco poco dalla casella, non viene annullata la canzone, come molti pensano, ma tutto il borderò.
Svelato il primo arcano.
Ma la SIAE, non contenta di annullare così una quota sostanziosa di programmi musicali e non corrispondere i dovuti diritti d’autore per una lettera fuori posto, ha avuto un “colpo di genio”: dall’ottobre del 2006, il 75% dei diritti da distribuire verrà assegnato in modo “statistico” a brani rilevati in concerti registrati segretamente da funzionari della SIAE, stabilendo in base a tale campionamento una sorta di "tabella di ripartizione" che secondo la società è rappresentativo del reale utilizzo delle opere protette, mentre il restante 25% verrà assegnato con estrazione a sorte di un borderò su cinque.
Questo cosa significa? La SIAE effettua delle registrazioni segrete di concerti, dove è più probabile che vengano suonate canzoni di Lucio Battisti, Vasco Rossi e Laura Pausini che le vostre. Da queste rilevazioni sarà stilato un elenco di brani statisticamente più eseguiti, che “si beccheranno” il 75% del totale dei diritti d’autore prodotti durante il semestre. La probabilità che un piccolo autore rientri in questa specie di classifica è nulla, calcolando che la SIAE effettua solo 500 registrazioni segrete ogni 6 mesi e in Italia, nello stesso spazio temporale, si svolgono circa 200.000 concerti, prevalentemente di gruppi cover, “tribute” e piano-bar, che faranno felici Paul McCartney, i Queen, Ligabue, U2 e così via. In parole povere, voi suonate, Mogol incassa i vostri diritti. La possibilità che il brano di un piccolo autore rientri nella rilevazione è dello 0,025%. Il restante 25% dei diritti, invece, viene assegnato alla vecchia maniera, ossia dalle rilevazioni dei borderò, ma con una sostanziale novità: solo un borderò su cinque verrà pagato, in una ignobile estrazione a sorte. In pratica: una lotteria! Un danno per i piccoli autori e un incremento consistente dei guadagni per i grandi autori. Qual è la beffa nella beffa? Che voi musicisti pagate una quota sociale annua alla SIAE affinché essa raccolga i vostri diritti. I diritti ve li raccoglie, sì, ma li dà a Zucchero Fornaciari, non a voi.

Che cosa fare? I miei consigli sono questi:
1- Se non siete iscritti alla SIAE, non iscrivetevi! Andrete solo a buttare dei soldi (220 euro per l’iscrizione e 91,50 euro annue di quota sociale). E ricordatevi: non è l’iscrizione alla SIAE che vi qualifica come autori, ma diventate tali nel momento stesso che iniziate a scrivere delle canzoni vostre. Mozart non era iscritto alla SIAE. Inoltre la SIAE, nel caso un vostro pezzo venga plagiato, non vi tutela affatto! L’unica cosa che fa è prendere il vostro spartito, confrontarlo con il brano che vi hanno copiato e dire “Sì, ti hanno plagiato”. Poi gli avvocati, con tutte le spese legali correlate, dovrete pagarli voi, di tasca vostra. Provate a fare una causa a Phil Collins: vi ridurrete sul lastrico e magari perdete pure. Per tutelarvi basta che vi spediate una copia delle vostre opere su cd dentro una busta sigillata tramite raccomandata.
2- Se siete iscritti, cancellatevi! Inutile protestare, loro hanno il coltello dalla parte del manico, non faranno mai i vostri interessi se non avete una grossa casa discografica alle spalle e non producete centinaia di migliaia di euro all’anno in concerti e vendite di dischi. La cancellazione va fatta entro il 30 settembre di ogni anno con raccomandata AR. Fate sempre in tempo ad iscrivervi nuovamente se vedete che i vostri pezzi stanno avendo successo, scalano le classifiche e vi invitano a “Top of the pops”.
Sarebbe un bel segnale se tutti i piccoli autori si cancellassero, cessando così di alimentare con il loro sudore questa piramide che arricchisce solo i grandi autori e la SIAE. Purtroppo i musicisti assistono passivamente a questi scempi e continuano a pagare il bollettino, che ogni anno giunge puntuale. Lo stesso presidente della SIAE, Giorgio Assumma, ha recentemente dichiarato che il 60% degli iscritti non riesce a coprire con i guadagni le spese della quota annuale. Ma visto che nessuno vi obbliga ad essere soci della SIAE… restare associati è proprio masochismo!
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L'Fbi chiude Megaupload e Megavideo Arrestato il fondatore

Author: Gaetano Fusco // Category:
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Pugno di ferro degli Stati Uniti contro la pirateria digitale: l'Fbi, in collaborazione con il Dipartimento della Giustizia americano, ha chiuso il sito Megaupload.com e Megavideo.com, ottenendo l'arresto del fondatore e di altre tre persone.

Megaupload è uno dei più noti e più imponenti archivi di film, musica e software, spesso pubblicati senza autorizzazione. Secondo l'accusa, l'attività di Megaupload è costata più di 500 milioni di dollari in mancati profitti ai leggittimi detentori del copyright.

Il fondatore del sito, Kim Schmitz, e altri tre sono stati arrestati in Nuova Zelanda su richiesta delle autorità statunitensi. Altre due persone sono ricercate e numerose altre due risultano incriminate. L'atto di forza arriva a 24 ore dallo sciopero di internet 1 per protestare contro il Sopa, la legge antipirateria in discussione al Congresso che, secondo molte internet company tra cui Google e Wikipedia, metterebbe a repentaglio la libertà di espressione online.

Tecnicamente Megaupload si presenta come un "cyberlocker", una sorta di magazzino tramite il quale gli utenti possono archiviare file troppo grandi da spedire via e-mail per condividerli in via riservata con altre persone. Un uso del tutto leggittimo nel quale si innesta una zona grigia di illegalità, poiché molti caricano file protetti da copyright e poi diffondono il link per scaricarli su
forum e blog, mettendo di fatto in piedi un giro di contenuti pirata. Megaupload guadagna vendendo pubblicità sulle sue pagine e facendosi pagare da gli utenti che vogliano scaricare più di un certo numero di file a velocità più elevata.
In un comunicato pubblicato poco prima della chiusura, Megaupload bollava come ridicole le accuse di violazione del copyright, affermando che "la stragrande maggioranza del traffico generato dal sito è legale. Siamo qui per restare", garantiva Megaupload, aprendo al dialogo con l'industria dell'entertainment che, scrivevano gli autori del messaggio, "vuole avvantaggiarsi della nostra popolarità".

Di tutt'altro avviso il Dipartimento di Giustizia, secondo il quale Megaupload "ha riprodotto e distribuito illegalmente su larga scala copie illegali di materiale protetto da copyright, tra cui film - anche prima dell'arrivo in sala - musica, programmi televisivi, libri elettronici e software. Le accuse nei confronti degli indagati sono pesanti: associazione a delinquere finalizzata all'estorsione, al riciclaggio e alla violazione del diritto d'autore. Rischiano oltre 50 anni di prigione ciascuno.
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IL VIRUS "RAMNIT" COLPISCE FACEBOOK: 45MILA PROFILI INFETTATI IN POCHE ORE

Author: Gaetano Fusco // Category: ,
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ROMA - Sono 45mila i profili "colpiti" e infettati in pochissime ore. L'ultimo virus terrore degli utenti di Facebook si chiama Ramnit e avrebbe infettato, secondi i dati dell'azienda di sicurezza informatica Securalert, 800mila computer solo negli ultimi mesi del 2011. La pericolosità di questo malware sta non solo nella sua capacità di riprodursi e colpire (potenzialmente) tutti gli utenti di Facebook, ma soprattutto nell'abilità con cui si inserisce nella privacy dell'utente scippandogli la password, spesso la stessa per molti servizi online (Facebook, e-mail, eccetera): in questo modo i "ladri di dati" vengono facilmente in possesso dei nostri dati personali, riuscendo ad arrivare alle reti aziendali e perfino a conti bancari e carte di credito. Il meccanismo è sempre lo stesso: il primo utente clicca su una foto, o un video, o un link che gli sembra interessante (ad esempio: "guarda questa foto", "guarda questo video", spesso con contenuto hot, ma non necessariamente), il clic porta il malware a diffondersi tra tutti i suoi contatti online, tra cui ce n'è sempre almeno uno che clicca sul link, per un circolo vizioso potenzialmente infinito. Il consiglio degli esperti, e anche il nostro, è sempre quello di evitare di cliccare su foto, video e articoli "sospetti", chiedendo sempre al nostro amico di Facebook, spesso ignaro di aver contratto il "virus", di cosa si tratti. Riuscire a salvare il proprio pc da questo tipo di pericoli è più facile di quanto non si creda.

ROMA - Popolo di Facebook, utenti incalliti e non, fate attenzione quando navigate nel vostro "Faccia-libro". È entrata in circolazione una nuova ondata di link-trappola, totalmente idendici ai post che compaiono quando si pubblica un video da Youtube sulla propria bacheca (o su quella dei propri amici) ma che nascondono un trabocchetto. I nuovi link appaiono come un post messo da un utente che abbiamo tra gli amici e recitano così: Ciao (il tuo nome) guarda ti hanno ripreso in questo video incredibilie, oppure, ciao (sempre il tuo nome) sei proprio tu in questo video? Il testo scritto nella zona dei commenti sembra scritto dall'utente che l'ha postato (che ovviamente è all'oscuro di tutto) ma la schematicità della frase deve subito mettere in allarme che riceve tali link. Spesso vi è anche un commento posto di lato al video con scritto "(nome) come hai fatto a farti riprendere mentre facevi questa cavolata". Questo genere di link sono delle vere e proprie pagine trappola, in cui possono incappare non solo i riceventi diretti, ma anche i contatti di questo che possono essere incuriositi dal link dell'amico. IMPORTANTISSIMO È NON CLICCARE, nè su mi piace, nè sul video, nè sul link posto a destra del finto video. Gli effetti non sono ancora definiti, ma i pericoli che nascondono questo tipo di trappole sono almeno di due tipologie riconosciute. I primi che al primo click inoltrano il video su altre pagine di Facebook, ma soprattutto portano a pagine esterne al social network che spesso richiedono di scaricare software o semplici file che possono nascondere virus, e spesso lo sono. Il secondo pericolo è quello dei Malware ruba profilo, una tipologia di virus che puntano a rubare i dati del vostro profilo Facebook. Già in passato si erano visti molti link di questo genere, tutti che facevano leva sulla curiosità della gente, attraendola con frasi come: "il 99% delle persone non riesce a guardare questo video per più di 25 secondi", "Guardate come e' diventato questo big mac dopo due settimane!!", "Nuovissima foto shock di Lady Gaga! Scandalosa!!!", "ECCO il vestito con il quale QUESTA ragazza è stata sospesa da SCUOLA!", "Dimagrire senza dieta" e tanti altri. Raccomandando la massima attenzione ecco alcuni trucchi per smascherare queste trappole:

1) I link dei video sono leggermente diversi da quelli originali di Youtube, il riquadro è più piccolo e non vi è in basso a sinistra il simbolo del "play".

2) Il link alla destra del video, che rappresenta la provenienza, deve essere www.youtube.com o un altro sito di video sharing, e non www.facebook.com.

3) Le frasi di commento che traggono in inganno perchè scritte da propri contatti sono schematiche e molto formali, quindi se si conosce la persona in questione si può capire se si tratta di una frase scritta da lui o meno.

4) Se si hanno dei dubbi è sempre meglio contattare l'amico/a che ha inviato il video, (o almeno il nome che la trappola ha scelto per far comparire il video) se l'utente è all'oscuro di tutto, si tratta sicuramente di un link-trappola.

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Come collegare Facebook, Twitter, FriendFeed al proprio sito

Author: Gaetano Fusco // Category: ,
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Finalmente mi sono deciso e mi sono iscritto a Twitter. Se tutti i blogger lo usano, a qualcosa servirà anche, no?
Cercando qua e là ho scoperto poi che è possibile collegare Facebook con Twitter ed il feed del proprio blog, il tutto tramite FriendFeed. Vediamone la dinamica:
FriendFeed importa il feed RSS del nostro blog.
FriendFeed pubblica il titolo ed il link dei nuovi post sul nostro status di Twitter.
Un’applicazione di Facebook copia il messaggio di Twitter sullo stato di Facebook.
Cosa comporta tutto ciò?
Potremo aggiornare il messaggio personale di Facebook e Twitter in un colpo solo, modificando solamente quest’ultimo.
Titolo e link dei nostri articoli verranno segnalati a tutti i nostri amici di Twitter e Facebook.
Mi pare un’ottima idea per risparmiare tempo e per diffondere maggiormente i nostri articoli. Se volete sapere nel dettaglio i passi necessari per configurare il tutto, procedete con la lettura.
Com’è ovvio, per prima cosa dovrete iscrivervi ai tre servizi, se non lo siete già: Facebook, Twitter e FriendFeed.
Quindi procedete:
1. Impostare FriendFeed
Andate sulla vostra pagina di FriendFeed.
Nella pagina di Import, aggiungete tutti i servizi che volete importare, in particolare il feed del vostro blog.
Cliccate in alto a destra su Tools.
Sotto, cliccate to Post to Twitter.
Spuntate la casella “Post my FriendFeed entries on Twitter” e compariranno altre opzioni.
Selezionate le impostazioni che preferite.
Spuntate la casella “The services I’ve selected below”.
Selezionate i servizi che volete postare su Twitter: vi consiglio di selezionare solo il vostro blog.
Salvate le modifiche.
E questa è fatta. Ora, per tutti i vostri prossimi post sul blog, il messaggio di Twitter verrà modificato con il titolo dell’articolo (o solamente l’inizio, se è troppo lungo) e con una url breve nel formato http://ff.im/.
2. Impostare Facebook
Aggiungete l’applicazione Facebook di Twitter al vostro profilo.
Impostate i dati di accesso per Twitter.
Nella schermata dell’applicazione, cliccate sul pulsante grigio in alto a destra che dice tipo “Update my Facebook status”.
Tutto qua. Ora tutto ciò che scriverete su Twitter comparirà istantaneamente anche su Facebook. Comodo, non credete?
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OMAGGIO Mouse da dito Blackberry nei negozi TIM

Author: Gaetano Fusco // Category: , ,


Registrandoti al sito in omaggio un pratico mouse da dito Blackberry. Lo potrete ritirare nei negozi TIM aderenti. Potete poi se volete partecipare anche al concorso con le modalità descritte nel sitoCLICCA QUI PER RICEVERE IL MOUSE DA DITO IN OMAGGIOIniziativa Valida fino al 15 Novembre 2011
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